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Io tifo Tukiki

Minerva è la divinità della lealtà in lotta, ma è anche il nome che, Francesca, Fabio e Gianluca hanno dato alla loro società sportiva dilettantistica impegnata nello sviluppo del calcio femminile; il logo di Minerva riporta la parola Ubuntu che significa “Io sono perché noi siamo”.

Tukiki vuol dire sorridere in Malgascio, la lingua del Madagascar, ma è anche il nome che, Federica Cappella e Camilla Meroni (educatrici e calciatrici), hanno dato al progetto di calcio integrato per ragazzi e ragazze con disabilità cognitive creato all’interno della Società Minerva.

Dal 2015 la loro realtà è diventata sempre più grande. 

Le bambine cominciano a giocare dai 6 anni; la prima squadra punta ai campionati interregionali; sono un importante presidio sul territorio e un riferimento per il settore giovanile femminile; sono riconosciute come Centro Tecnico Femminile AC Milan; hanno finalmente una loro sede, in via Treviglio, 6 (tra viale Padova e il quartiere Adriano) che sognano di ristrutturare con al momento un solo campo a 11, che dividono in due per far convivere le atlete e gli atleti del progetto Tukiki.

Questi ultimi sono ora 39, (dalle elementari fino a 30 anni), divisi per abilità, turni di allenamenti con ritmi diversi, due volte alla settimana, mercoledì e venerdì, sabato mattina partita. 

Il Tukiki Minerva partecipa al primo campionato ufficiale FIGC, quarta categoria grazie all’adozione con il Sassuolo, giocano le partite sempre nello stesso campo, è importante perché non cambiano i riferimenti, gli spogliatoi, la panchina…

Fanno anche parte del movimento Special Olympics, che prevede squadre miste o integrate, ai tornei partecipano anche i loro volontari che diventano così compagni di squadra. Poi vanno a ballare, hanno ristrutturato il bar del campo, fanno gite in giornata, cene, aperitivi, campus estivi e vanno in barca a vela. Quando sono previste queste attività dal risvolto più educativo e aggregativo vengono coinvolte anche le famiglie.

Tutto questo prima del coronavirus. 

Ora lascio lo spazio ai protagonisti per raccontare cosa è successo durante la quarantena:

Anna – volontaria

Il “TUKIKI” però non si è fermato, non ha mollato e non ha mai lasciato nessuno indietro. Ha sempre chiesto con umiltà l’aiuto di tutti, e credo che l’apporto dei volontari in questi mesi sia stato essenziale. Abbiamo proposto sfide culturali, sfide creative, artistiche, sportive. Ci siamo allenati tutti i mercoledì e i venerdì, utilizzando ogni oggetto reperibile in casa, cercando di ridare un equilibrio e una stabilità alle giornate dei ragazzi. Il fine settimana ci siamo divertiti sfidandoci a tombola, giocando a nomi cose e città, ballando tutti insieme. Sono stati momenti fortemente inclusivi. È stata un’avventura in cui ci siamo mossi anche se distanti, tutti insieme.

Michele – Atleta

Ricordo le nostre vittorie e le nostre sconfitte dentro e fuori dal campo.
Io ricordo i momenti in cui molti di noi andavamo a scuola e purtroppo l’abbiamo finita, ricordo soprattutto che eravamo felici senza accorgercene e uniti allo stesso tempo senza barriere. (…) Ora la nostra routine è cambiata. (…) Grazie mille ai nostri educatori e allenatori. Grazie soprattutto a Federica e Camilla per tutto quello che state facendo per noi ragazzi

Eleonora – educatrice

Vedere i ragazzi, attraverso uno schermo, senza poterli abbracciare o incitare dal vivo, in un primo momento non è stato facile, ma col passare dei giorni e degli allenamenti la loro risposta alla situazione corrente mi ha fatto capire che la distanza separa solo i corpi e non i cuori

Vasco – volontario

Non so quanto durerà questa situazione, ma sono sicuro che quando torneremo al campo saremo ancora più pronti e contenti di poter correre insieme, conoscendoci ora un pochino di più. Grazie Tukiki, grazie a te le giornate non erano e non sono tutte uguali, anzi l’attesa dell’allenamento ci rinfranca e rinforza il morale cadenzando il tempo della settimana.  

Fiorella – mamma di atleta

(…) Gli spazi privati di ogni nostra casa sono diventati pubblici. Siamo entrati in ogni casa, i nostri figli hanno condiviso nella nostra chat ogni esercizio, ogni sfida facendo riprese alle montagne di bucato da stirare, ai piatti impilati, ora in garage e ora sul tappeto del salone; conosciamo le ciabatte di tutti e i pavimenti delle case; cosa dire delle riprese dei nostri figli in pigiama e ancor prima d’essersi specchiati! Come si farebbe in famiglia, quando non ci sono regole sociali da rispettare se non quelle della casa, ci siamo abbandonati ad una realtà comunicativa, senza paura del giudizio con l’unico obiettivo: il benessere psico-fisico dei nostri figli. Quanto impegno e che costanza hanno avuto queste allenatrici! Quanta fantasia e quante ore avranno impiegato a progettare settimane tanto dense di impegni? Il migliore dei risultati è stata la costanza con cui si è replicato il calendario calcistico, generando attesa, piacere per la sfida, desiderio di esserci. Ed anche il mezzo social, spesso criticato, è servito ai nostri figli che con le loro differenti fragilità hanno potuto dar vita a performance che condivise con i compagni/e, genitori e allenatori hanno generato piacere, senso di realizzazione e successo personale. Detto questo a presto per un abbraccio collettivo, di quelli che in formazione a testuggine sarà pronto a sfidare chiunque oserà separarci!

Questi sono degli estratti dei racconti della quarantena e sotto il video della quarantena. Istruzioni per la visione: prendetevi 5 minuti per vederlo tutto, ne vale la pena; meglio da computer; volume al massimo; spazio per ballare; golfino per i brividi.

Attenzione, crea dipendenza.

La bella notizia è che, dopo una lunga attesa, Minerva da quest’anno può ricevere il 5×1000, una buona occasione per dare una mano preziosa e progettare altre belle vacanze o viaggi in barca a vela e far sì che il sogno si avveri: avere la sede ristrutturata! Minerva Milano

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